15.2.06

Non solo cupidi e rose rosse

La telefonata alle sette del mattino da una voce che dice già tutto. Gli sguardi pietistici dei compagni di classe. Un pranzo che è una gara di bravura a chi finge meglio, perché il piccolo di casa non deve sapere fino all’ultimo. Il piccolo di casa che viene informato e realizza che cosa significhi rimuovere. Gli sguardi pietistici di stranieri in vestaglia. Il caffè insieme ad una compagna di sventura che in pasticceria mi fa notare il pacco di uno dei clienti.

Immagini, che da quattordici anni aleggiano nella mia mente, standosene spesso in sordina, se non in letargo, per poi riaffiorare con prepotenza il giorno di San Valentino.

Al liceo, all’università, al lavoro. Sempre sfuggendo parenti, telefonate, i fanatici degli anniversari e chi insiste nel far dire una messa in ricordo di una persona che non è riuscita a rimanere in una chiesa nemmeno il giorno della cresima dei figli.

Sempre come niente fosse. Forse perché non so come gestire il dolore.
Quel che è peggio, ormai non so più se sia dolore. Ma di questo parliamo un’altra volta.

3 Comments:

At febbraio 15, 2006 11:24 PM, Anonymous stupido said...

.

 
At febbraio 16, 2006 12:38 PM, Blogger Countrypolitan said...

il suo "commento" era l'alternativa a quanto poi scritto. ma per una volta ho deciso di essere un filo più prolisso.

 
At febbraio 16, 2006 5:33 PM, Anonymous stupidboy said...

Mi rendo conto che il mio commento è molto sciocco, volevo solo dar testimonianza di aver letto il post.
Non posso aver parole in proposito.

 

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